Roma, i murales nella metro Spagna cancellati

Erano stati realizzati nel maggio 2014, nella fermata metro di Piazza di Spagna. Oggi sono stati cancellati e ricoperti da una vernice bianca. Si dice perché in fase di deterioramento. Volti, animali e persino il ritratto di Papa Francesco: arte e colore che passanti e turisti si fermavano a fotografare e osservare. Ora c’è solo vernice bianca.

Stefano Antonelli, curatore della mostra, spiega che Atac si trovi già al lavoro per rimpiazzare le vecchie opere: «Purtroppo sapevamo che prima o poi avremmo dovuto cancellare i murales. Stiamo già studiando con gli architetti nuove soluzioni per evitare che umidità e tempo logorino le nuove opere. Abbiamo già invitato Obey, è un artista molto importante, vediamo cosa ci risponde». Continua sostenendo che i nove artisti che avevano realizzato le opere «prenderanno una metro, ognuno in direzione diversa, e arriveranno in periferia: lì la dipingeranno nuovamente. Tra loro ci sono C215, Christian Guemmy, Jaz, Lucamaleonte. Lo scopo? Portare il bello nelle periferie romane».

Non vogliamo entrare nel merito della vicenda perché sarebbe una questione troppo lunga per essere affrontatain queste poche righe.

Magari però prima di risolvere il tutto con secchiate di vernice bianca si poteva provare a restaurare, magari consultando degli esperti, perché di opere d’arte comunque si parla. Ed il fatto che verranno realizzate da un’altra parte di certo non conforta né rassicura. Un altro goffo episodio per la nostra città e un altro pezzo di storia dell’arte che se ne va.

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Le opere salvate dal sisma in mostra a Spoleto

Nel mese di Aprile, nella Rocca di Spoleto, si aprirà una mostra sulle opere d’arte recuperate nei centri umbri colpiti dal terremoto, alcune delle quali ora in fase di restauro.

L’assessore alla Cultura della Regione Umbria, Fernanda Cecchini, sottolinea come la Regione abbia promosso questa mostra «per lanciare, attraverso i suoi beni culturali, il messaggio forte di una comunità che sa reagire e collaborare per realizzare interventi altamente qualificati di recupero e per far conoscere che la quasi totalità del suo territorio e dei suoi musei non è stata ferita dal sisma. Un progetto condiviso dal ministro Dario Franceschini».

In mostra saranno presenti le opere recuperate dalla chiese umbre colpite dal sisma o accolte nel deposito attrezzato di Santo Chiodo. A queste potrebbero aggiungersi opere provenienti dal Lazio e dalle Marche.

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Jheronimus Bosch e Venezia, la mostra a Palazzo Ducale

Visioni inquietanti, scene convulse, paesaggi allucinati con città incendiate sullo sfondo, mostriciattoli e creature oniriche dalle forme più bizzarre: è questo l’universo di Jheronimus Bosch affascinante ed enigmatico pittore vissuto tra il 1450 circa e il 1516 a ’s-Hertogenbosch (Boscoducale) in Olanda, ricordato in occasione dei 500 anni dalla morte con due grandi mostre monografiche, rispettivamente nella città natale e al Prado di Madrid. A questo straordinario artista, Venezia, unica città in Italia a conservare suoi capolavori, dedica a Palazzo Ducale dal 18 febbraio al 4 giugno 2017 una mostra di grande fascino per il pubblico e di notevole rilevanza per gli studi, il cui punto focale sono proprio le tre grandi opere di Bosch custodite in laguna alle Gallerie dell’Accademia – due trittici e quattro tavole – riportate all’antico splendore grazie a una importante campagna di restauri finanziata dal Bosch Research and Conservation Project (brcp) e dalla Fondazione Getty di Los Angeles: Il martirio di santa Ontocommernis (Wilgefortis, Liberata), Tre santi eremiti e Paradiso e Inferno (Visioni dell’Aldilà).

Jheronimus Bosch e Venezia, co-prodotta dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia, con il patrocinio del Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona, grazie agli spettacolari capolavori boschiani e alle quasi 50 opere di contesto provenienti da importanti collezioni internazionali pubbliche e private – dipinti tra gli altri di Jacopo Palma Il Giovane, Quentin Massys, Jan Van Scorel, Joseph Heintz, disegni e bulini straordinari di Dürer, Bruegel, Cranach e Campagnola, bronzi e marmi antichi, preziosi e rari manoscritti e volumi a stampa – condurrà i visitatori a scoprire una città che accanto al classicismo tizianesco e al lirismo tonale inseguiva una passione dotta per il tema del sogno e le visioni oniriche; chiarirà i collegamenti tra le Fiandre e uno dei più raffinati e colti protagonisti della scena veneziana, il Cardinale Domenico Grimani che volle i capolavori dell’artista; mostrerà le connessioni di questo ambiente culturale con la cabala ebraica e la cultura giudaica in generale; rievocherà i salotti e le straordinarie collezioni che a Venezia diventavano luogo e occasione di discussioni e scambi d’opinione, di natura filosofica e morale.

Info: bosch e venezia

 

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